In sintesi: quando una partita IVA in regime forfettario chiede un mutuo, la banca non guarda il fatturato ma il reddito imponibile dichiarato. E nel forfettario quel reddito è il fatturato moltiplicato per il coefficiente di redditività, che dipende dal codice ATECO. Risultato: due professionisti che incassano gli stessi € 50.000 possono ottenere mutui che differiscono di oltre 130.000 euro.

È una delle situazioni più frustranti per chi lavora in proprio: il conto corrente racconta un'attività solida, i clienti pagano, il fatturato cresce — eppure in banca il preventivo per il mutuo è molto più basso del previsto, o l'istruttoria si blocca.

Il motivo, quasi sempre, non ha nulla a che vedere con la solidità dell'attività. Ha a che vedere con quale numero la banca legge nella dichiarazione dei redditi. E per chi sta in regime forfettario, quel numero è determinato in modo diretto dal codice ATECO scelto in fase di apertura della partita IVA.

Perché la banca non guarda il fatturato

Per un lavoratore dipendente la valutazione è semplice: c'è una busta paga, un contratto a tempo indeterminato, un reddito netto mensile facilmente verificabile. Per un lavoratore autonomo la banca deve ricostruire la stessa informazione partendo dalla dichiarazione dei redditi — nello specifico dal quadro LM del Modello Redditi PF, quello dedicato ai regimi forfettario e di vantaggio.

Quel quadro non contiene il fatturato. Contiene il reddito imponibile lordo, che nel forfettario si calcola così:

Reddito imponibile = Fatturato × Coefficiente di redditività

Il coefficiente è fissato per legge in base al codice ATECO (Allegato 4, L. 190/2014)

Nel forfettario non si deducono i costi reali: la legge presume forfettariamente che una quota del fatturato sia costo, e quella quota dipende dal settore. Un negozio di alimentari ha molti costi di acquisto merce, quindi la legge gli riconosce il 60% di costi forfettari e tassa solo il 40%. Un consulente ha pochi costi, quindi ne dichiara molto di più.

Dal punto di vista fiscale è un vantaggio. Dal punto di vista bancario è l'esatto contrario: meno reddito dichiari, meno mutuo ottieni.

I coefficienti di redditività per gruppo ATECO

I nove gruppi previsti dall'Allegato 4 della Legge 190/2014, con il relativo coefficiente:

Settore Divisioni ATECO Coefficiente
Costruzioni e attività immobiliari41, 42, 43, 6886%
Professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione, servizi finanziari64-66, 69-75, 85-8878%
Altre attività economiche (residuale)01-03, 05-39, 49-63, 77-84, 90-9967%
Intermediari del commercio46.162%
Commercio ambulante di altri prodotti47.82-47.8954%
Commercio, alimentari, alloggio e ristorazione10, 11, 45-47, 55, 5640%

Vuoi sapere quale coefficiente si applica alla tua attività? Cercalo direttamente nella scheda del tuo codice ATECO: ogni pagina riporta il gruppo di appartenenza e il coefficiente esatto.

Stesso fatturato, mutui diversi: la simulazione

Prendiamo cinque partite IVA in forfettario che nel 2025 hanno fatturato tutte esattamente € 50.000. Applichiamo la regola di sostenibilità più usata dagli istituti (rata non superiore al 35% del reddito mensile) e ipotizziamo un mutuo a tasso fisso 3,20% su 25 anni.

Attività Coeff. Reddito dichiarato Rata sostenibile Mutuo ottenibile
Installatore impianti 43.21.0186%€ 43.000€ 1.254€ 259.000
Commercialista 69.20.0178%€ 39.000€ 1.138€ 235.000
Consulente informatico 62.20.1067%€ 33.500€ 977€ 202.000
Intermediario del commercio 46.162%€ 31.000€ 904€ 187.000
Negozio di alimentari 47.11.0140%€ 20.000€ 583€ 120.000

La forbice è enorme: 139.000 euro di differenza tra il primo e l'ultimo caso, a parità assoluta di incassi. L'installatore di impianti può comprare casa; il negoziante di alimentari, con lo stesso denaro in tasca, deve accontentarsi di metà budget o mettere molto più anticipo.

I valori qui sopra sono ottenuti applicando la formula dell'ammortamento alla francese. Per rifare il conto con il tuo reddito reale, la durata e il tasso che ti ha proposto la banca, puoi usare il simulatore di CalcolaMutuo.it, che restituisce rata, piano di ammortamento e interessi totali.

Attenzione alla semplificazione: nella tabella abbiamo usato il reddito imponibile lordo del quadro LM. La maggior parte delle banche scende ancora un gradino e considera il reddito al netto dei contributi previdenziali e dell'imposta sostitutiva. Gli importi reali sono quindi tendenzialmente più bassi: la tabella serve a mostrare il rapporto tra i casi, non a promettere un importo.

Il paradosso del coefficiente basso

Qui sta il nodo che sorprende quasi tutti. Un coefficiente basso è una buona notizia fiscale: il negoziante di alimentari con 50.000 euro di fatturato paga l'imposta sostitutiva su 20.000 euro invece che su 43.000, e versa anche molti meno contributi INPS. Rispetto all'installatore risparmia diverse migliaia di euro l'anno.

Lo stesso identico meccanismo, però, lo penalizza in banca. Il regime forfettario ottimizza il carico fiscale a costo di comprimere il reddito visibile, e il reddito visibile è l'unica cosa che un istituto di credito può valutare.

Da questo discendono due conseguenze pratiche:

  • Chi ha in programma un mutuo a breve dovrebbe valutare con il proprio commercialista se il forfettario resta la scelta più conveniente, o se il regime ordinario — che espone un reddito calcolato sui costi reali — racconti meglio la situazione effettiva
  • Non ha invece alcun senso scegliere il codice ATECO in funzione del mutuo: il codice deve descrivere l'attività realmente svolta, e un coefficiente più alto significa comunque più tasse e più contributi per tutti gli anni a venire

Prima di qualsiasi decisione, vale la pena quantificare l'effetto: la nostra calcolatrice del regime forfettario mostra reddito imponibile, contributi e imposta sostitutiva partendo dal tuo codice ATECO.

I documenti che la banca chiede a una partita IVA

L'istruttoria per un autonomo è più corposa di quella per un dipendente. La lista tipica:

  • Ultime due dichiarazioni dei redditi (Modello Redditi PF) complete di ricevuta telematica di presentazione
  • Certificato di attribuzione della partita IVA e, per le imprese, visura camerale aggiornata
  • Estratti conto degli ultimi 6-12 mesi, sia personali sia dell'attività
  • F24 versati a dimostrazione della regolarità fiscale e contributiva
  • Documento d'identità, codice fiscale, stato di famiglia
  • Compromesso o proposta d'acquisto e planimetria dell'immobile

Il requisito che blocca più spesso le pratiche è l'anzianità: servono almeno due annualità complete di dichiarazione, e diversi istituti ne chiedono tre. Con una partita IVA aperta da meno di due anni la strada resta percorribile, ma quasi sempre passa da un garante o da un anticipo più alto.

La regola del 30-35% e quanto serve di anticipo

Il criterio di sostenibilità adottato dalla quasi totalità degli istituti è che la rata non superi il 30-35% del reddito netto mensile, considerando anche eventuali altri finanziamenti in corso. Per gli autonomi molte banche si tengono sulla fascia bassa, e per redditi discontinui possono usare la media degli ultimi due o tre anni invece dell'ultimo dato disponibile. Il funzionamento nel dettaglio è spiegato bene nella guida alla regola del 30-35% tra rata e reddito.

Il secondo vincolo è il loan to value: le banche finanziano tipicamente fino all'80% del valore di perizia dell'immobile, quindi serve almeno il 20% di capitale proprio. A cui vanno sommate le spese di acquisto — imposte, notaio, perizia, istruttoria, eventuale agenzia — che incidono in modo tutt'altro che trascurabile sul capitale iniziale necessario: qui trovi il dettaglio delle spese da mettere in conto per l'acquisto della casa.

Se vuoi partire dal ragionamento inverso — cioè capire quale importo di mutuo è sostenibile con un certo reddito — il percorso è lo stesso che abbiamo usato per costruire la tabella più sopra.

Il Fondo di garanzia per la prima casa

Chi ha meno di 36 anni e un ISEE entro le soglie previste può accedere al Fondo di garanzia per la prima casa gestito da Consap, che copre una quota rilevante del capitale e consente di ottenere finanziamenti fino al 100% del valore dell'immobile.

È una leva particolarmente interessante per le partite IVA giovani, proprio perché interviene sul punto più critico: la disponibilità di capitale proprio iniziale. Le condizioni e i requisiti aggiornati sono raccolti nella guida ai mutui per giovani under 36.

Cinque mosse per presentarsi meglio in banca

  1. Pianifica con due anni di anticipo. Le dichiarazioni che conteranno sono quelle già presentate: dal momento in cui decidi di comprare casa, il reddito dei due anni precedenti è ormai scritto e non modificabile.
  2. Tieni separati i conti. Un conto dedicato all'attività rende leggibili i flussi e riduce le richieste di chiarimento durante l'istruttoria.
  3. Chiudi i finanziamenti minori. Prestiti auto, cessioni del quinto e rate a zero interessi erodono direttamente la quota di rata sostenibile.
  4. Porta un quadro completo. Redditi da locazione, immobili di proprietà e altre entrate documentabili si sommano al reddito da partita IVA nella valutazione.
  5. Confronta più istituti. Le politiche di credito verso i lavoratori autonomi variano molto da banca a banca: un rifiuto non è una risposta definitiva del mercato.

Domande frequenti

Una partita IVA in regime forfettario può ottenere un mutuo?

Sì, non esiste alcuna preclusione: il forfettario è un regime fiscale, non una categoria di rischio. Il punto è che la banca legge il reddito imponibile del quadro LM — fatturato per coefficiente di redditività — e non il fatturato incassato.

Perché il codice ATECO influisce sul mutuo?

Perché determina il coefficiente di redditività, che varia dal 40% all'86%. A parità di 50.000 euro di fatturato, un'attività con coefficiente 86% dichiara 43.000 euro di reddito e una con coefficiente 40% ne dichiara 20.000. La banca valuta quel numero.

Quanti anni di partita IVA servono?

Di norma due annualità complete di dichiarazione dei redditi, tre per alcuni istituti. Sotto i due anni la pratica è possibile ma richiede quasi sempre un garante o un anticipo maggiore.

Conviene cambiare codice ATECO per ottenere più mutuo?

No. Il codice deve corrispondere all'attività effettivamente svolta: sceglierlo in funzione del mutuo è una dichiarazione non veritiera, e un coefficiente più alto comporta comunque più imposte e più contributi ogni anno. Se hai davvero cambiato attività, invece, la procedura di variazione è semplice e va fatta a prescindere.

Articoli correlati

Vuoi sapere quale coefficiente si applica alla tua attività? Trova il tuo codice ATECO 2025

Disclaimer: le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere puramente informativo e non costituiscono consulenza fiscale né creditizia. Gli importi riportati sono simulazioni basate su ipotesi semplificate: le politiche di valutazione del merito creditizio variano da istituto a istituto. Per una valutazione personalizzata consulta un commercialista e la tua banca. Fonte normativa: L. 190/2014, art. 1, commi 54-89, Allegato 4.